Grazie a un progetto dell’architetto Mario Botta, l’edificio ottocentesco diventerà la nuova sede della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, e un centro di attrazione culturale aperto alla città

Rendering Biblioteca Palazzo San Felice a Roma

Prima ancora che Romolo innalzasse le mura, gli antichi poeti latini già la definivano ‘Urbe eterna’, cioè senza principio né fine. Nulla hanno potuto neanche le guerre. Perché Roma è un museo a cielo aperto. I tesori del passato non scompaiano mai, ma rivivono nell’opera degli artisti. Come ad esempio in quella di Giambattista Piranesi, le cui preziose incisioni di metà ‘700 delle vestigia capitoline furono conservate da Rodolfo Lanciani, il padre della Forma Urbis Romae, arricchendo la sua collezione di stampe, disegni e fotografie, la quale ha svelato nei particolari monumenti come il Colosseo e i Fori Imperiali e che oggi costituisce uno dei patrimoni più importanti della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte. Il prestigioso istituto librario entro la fine del 2024 cambierà casa, trasferendosi nella suggestiva cornice di Palazzo San Felice a Roma, un bene di notevole pregio del nostro Paese, che sarà recuperato e rinnovato grazie a un progetto di Mario Botta, uno dei più grandi maestri dell’architettura contemporanea. Un’azione concreta per la “cura” del nostro patrimonio e del cittadino, attraverso il restauro e la conservazione di un bene di straordinaria bellezza che torna a rivivere come moderno spazio culturale e strumento di rigenerazione urbana.

E così l’intero patrimonio librario e archivistico di una delle biblioteche pubbliche italiane più prestigiose, oggi custodito tra Palazzo Venezia e la Sala della Crociera del Collegio Romano, avrà una sede più funzionale e moderna a due passi dal Quirinale e da Fontana di Trevi. Un polo culturale a livello nazionale e internazionale dove studiosi, appassionati o semplici curiosi potranno formarsi, scambiarsi idee e sfogliare uno dei tanti preziosi volumi e documenti dedicati all’arte, all’archeologia ma anche alle arti decorative. Perché i libri raccontano la storia, l’imprescindibile passato attraverso cui si legge il presente ma soprattutto si guarda al futuro.

E proprio al domani guarda l’operazione di Palazzo San Felice, frutto, tra l’altro, di una virtuosa collaborazione e condivisione di intenti tra istituzioni. In primis, il Quirinale che ha ceduto alla collettività l’edificio non più utile alle proprie esigenze, il Ministero della Cultura che ha finanziato con 20 milioni di euro il progetto realizzato dall’architetto Botta e l’Agenzia del Demanio impegnata, in qualità di stazione appaltante, nella concretizzazione di una delle opere pubbliche più importanti per la città e per il Paese.

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione della presentazione del progetto di Botta tenutasi  a dicembre 2021,non ha nascosto la sua gratitudine: “Una grande operazione culturale che dona alla città di Roma, nel suo centro, un luogo dinamico e di studio, che conserva un grande patrimonio di cultura del nostro Paese e che guarda al futuro, perché raccogliendo e ponendo a disposizione degli studiosi, di quelli di oggi e di quelli del futuro, questo grande patrimonio che la Biblioteca conterrà, significa proiettare verso il futuro  la cultura che il nostro Paese ha accumulato nel corso dei secoli”.

Situato in via della Dataria, anticamente chiamata “strada o salita di Montecavallo”, Palazzo San Felice fu costruito nel 1860 per volontà di Papa Pio IX dall’architetto Filippo Martinucci sull’area dove prima sorgeva il Convento dei Cappuccini annesso alla Chiesa di San Bonaventura. L’edificio prende il nome dal frate cappuccino Felice da Cantalice e fu utilizzato fino a qualche anno fa come sede di alloggi per il Quirinale, prima che il Presidente della Repubblica sottoscrivesse una convenzione con il Ministero della Cultura per restituirlo alla collettività.

Il progetto di restauro conservativo dell’architetto Botta, famoso per le sue linee semplici ed essenziali, prevede la valorizzazione e la fruibilità degli oltre 8.000 metri quadrati, tra spazi interni ed esterni, che comprenderanno 14 chilometri di scaffali per collocare tutto il patrimonio librario e archivistico. Parliamo di un patrimonio inestimabile di volumi, tra cui incunaboli, cinquecentine e seicentine, testate di periodici, unità di materiale grafico come incisioni, disegni e fotografie, manifesti teatrali, microfiche, cd-rom, opere e fondi manoscritti. Nata nel 1875 e originariamente situata a Piazza della Minerva, la Biblioteca era a disposizione dei funzionari della Direzione Tutela delle Belle Arti. In concomitanza dello scoppio della prima Guerra Mondiale, cambiò sede diverse volte, aprendosi progressivamente ad un pubblico sempre più vasto. Trasferita a Palazzo delle Assicurazioni di Piazza Venezia nel 1918, per iniziativa di Corrado Ricci, Direttore Generale delle Antichità e delle Belle Arti, venne assegnata al neonato Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (INASA), approdando quattro anni dopo nelle sale di Palazzo Venezia, dove fece ritorno dopo un breve periodo trascorso nella Palazzina della Farnersina, per motivi di sicurezza legati all’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale. Infine, nel 1967 venne inserita tra le biblioteche pubbliche statali.

Oggi, uno dei più importanti fondi custoditi, è proprio quello di Rodolfo Lanciani che insieme a libri e documenti, conserva una ricchissima collezione iconografica di notevole pregio storico e artistico per lo studio dell’archeologia e della topografia romana. Ma nel corso del tempo, la Biblioteca ha visto accrescere e impreziosire il proprio patrimonio grazie alle numerose donazioni e lasciti di personalità di grande rilievo.  Come l’eredità del fondo del Principe Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara, ricevuto nel 1915 da uno dei protagonisti della tutela e della promozione delle arti del Novecento, nonché fondatore del Bollettino d’Arte, Corrado Ricci; oppure il Fondo Alfredo Castellani, una collezione che apre uno sguardo sulla gioielleria e il mercato dell’arte a Roma nel XIX secolo. Un piccolo tesoro, proprio per la sua specificità, è invece rappresentato dal Fondo Kanzler, una raccolta di manifesti e locandine teatrali di rappresentazioni romane dall’inizio del XVIII alla fine del XX secolo. Negli anni ’70 fanno ingresso nella biblioteca altri importanti fondi, come quello dello storico dell’arte e collezionista Attilio Rossi, che include un esemplare de La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso illustrata da incisioni di Giovanni Battista Piazzetta.

Ma la nuova sede di via della Dataria non sarà solo un polo bibliotecario. Il progetto di riconversione prevede la realizzazione di un vero e proprio centro culturale con spazi dedicati a eventi, mostre e concerti e una sala polifunzionale con una copertura trasparente che potrà ospitare fino a 350 persone. Inoltre, una grande palma accoglierà studenti e visitatori che dalla strada principale entreranno nel cortile progettato come se fosse una piazza pubblica, che si apre verso la città con diversi servizi aggiuntivi come il bar e il bookshop. “La scelta di portare a Palazzo San Felice la Biblioteca le darà una nuova centralità perché sarà appunto non solo un luogo di consultazione ma anche, come è nelle idee, un luogo aperto di attività, incontri, eventi e studio” così il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, durante la presentazione del progetto.

Un progetto innovativo in perfetto equilibrio tra antico e moderno.  Ma al tempo stesso complesso nella sua progettualità che ha richiesto il coinvolgimento di tutte le amministrazioni interessate, a partire dall’Agenzia del Demanio. Quest’ultima, proprio per assicurare la qualità progettuale, ha istituito un tavolo di coordinamento con la funzione di monitoraggio, accompagnamento e supporto fino all’ultimazione dell’opera.

E con l’obiettivo di garantire il massimo impegno per una riduzione importante dei tempi, è stata pubblicata una gara per l’appalto integrato sulla base del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, che ha compreso sin dall’inizio le caratteristiche del progetto definitivo, un modello, questo, di appalto modello nel suo genere, costruito in sinergia con il Ministero della Cultura e il Segretariato Generale del Quirinale.

Si tratta, di fatto, di un approccio innovativo ad un’opera pubblica di grande rilevanza, utile a ridurre in modo determinante i tempi di esecuzione e ad incoraggiare la fiducia del cittadino nelle Istituzioni, così come sottolineato dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, che sempre in occasione della cerimonia tenutasi al Quirinale ha dichiarato che: “Uno Stato si deve dimostrare attento a migliorare l’ambiente e le città, capace di offrire rigenerazione di aree urbane, cura del territorio e del paesaggio, uffici per le PA all'altezza delle sfide che si presentano nel mutato contesto: ci impegniamo a trasmettere l’idea che l'immobile pubblico cura il cittadino”.

L’opera di riqualificazione di Palazzo San Felice aggiunge così un altro tassello al percorso intrapreso dall’Agenzia del Demanio per il recupero e la tutela dei beni di pregio attraverso un approccio moderno che fa dell’innovazione, della sostenibilità e della digitalizzazione leve fondamentali per disporre di un patrimonio immobiliare pubblico più curato, più sostenibile, più efficiente e più resiliente.