Veduta-aerea-dellAbbazia-di-san-Galgano

A soli trenta chilometri da Siena, nell’Alta val di Merse ai piedi del Monte Siepi,  si trova l’Abbazia di San Galgano una delle più importanti architetture gotico-cistercensi in Italia e uno dei luoghi più affascinati e misteriosi della Toscana, che ogni anno richiama migliaia di visitatori. Nel 2017 il complesso monumentale, formato dall’eremo di Monte Siepi  e da un’imponente abbazia cistercense, viene trasferito dallo Stato al Comune di Chiusdino con il federalismo culturale sulla base di progetto condiviso tra l’Agenzia del Demanio, l’amministrazione comunale e il Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo.  Si consolida così un percorso di restauro, manutenzione anche in ottica sismica e valorizzazione del sito con la riapertura di spazi inutilizzati da anni,  visite guidate, eventi, manifestazioni e mostre.  L’Abbazia di San Galgano è oggi infatti polo culturale di riferimento per tutta la Val di Merse,  territorio di grandissimo pregio storico e artistico che ospita numerosi monumenti e siti di interesse.

UN PO' DI STORIA...

Una prima chiesa fu edificata  e  terminata intorno al 1185 per volontà  del vescovo di Volterra,  Ugo Saladini, dove è custodita la spada che,  leggenda vuole,  fu conficcata nella roccia dal cavaliere senese Galgano Guidotti nel momento della sua conversione a una vita mistica, dopo una giovinezza spesa nel vizio e nella dissolutezza. Successivamente il vescovo, Ildebrando Pannocchieschi, promosse invece la costruzione di un vero e proprio monastero che fu terminato nel 1262, grazie all’enorme patrimonio fondiario che i monaci cistercensi riuscirono ad accumulare nel tempo. Intorno alla metà del XIII secolo l'abbazia di San Galgano era la più potente fondazione cistercense in Toscana,  protetta dagli imperatori Enrico VI, Ottone IV e dallo stesso Federico II.

Nel XIV secolo la situazione incominciò a peggiorare: prima la carestia del 1328 poi la peste del 1348, che vide i monaci duramente colpiti dal morbo, portò all'arresto dello sviluppo dell’abbazia. La crisi continuò e i monaci  fecero edificare a Siena il Palazzo di San Galgano e vi si trasferirono, abbandonando  il monastero. Nel 1503 l’abbazia venne affidata a un abate commendatario che ne accelerò definitivamente la rovina e la  decadenza. Nella prima metà del Settecento il complesso risultava ormai crollato in più parti.  Nel 1924, per opera di Gino Chierici, iniziò il restauro conservativo di ciò che rimaneva dell’Abbazia.