Bottini dell'Olio e Luogo Pio

 

I Bottini dell’Olio insieme alla ex Chiesa dell’Assunta - Luogo Pio occupano un isolato tra viale Caprera, via del Forte San Pietro e via degli Ammazzatoi, nel cuore del quartiere della Venezia a Livorno e costituiscono il Polo Culturale Luogo Pio - Bottini dell'Olio “Museo della Città e Biblioteca Comunale Labronica”. Si tratta di due immobili di grande valore storico e architettonico, tra i più importanti di Livorno, trasferiti dallo Stato (Agenzia del Demanio) al Comune di Livorno nel 2015 con il Federalismo culturale (art.5 co.5 D.Lgs. n. 85/2010) e quindi riqualificati con un progetto di recupero finanziato dalla Regione Toscana e in parte dal Comune con un investimento complessivo di circa 7 milioni di euro. I Bottini dell’Olio ospitano oggi una parte della Biblioteca Comunale Labronica: 2mila metri quadri distribuiti tra sale lettura e aree studio che accolgono un patrimonio librario di circa 45mila volumi. La ex Chiesa, invece, sconsacrata nel 1932, è stata restaurata anch’essa e trasformata in sala destinata a mostre d’arte temporanee, convegni, conferenze.

La realizzazione della Chiesa del Luogo Pio – il cui nome originale è Chiesa dell’Assunzione e della Vergine e di San Giuseppe – è legata alle vicende delle Case Pie, un orfanatrofio per giovani mendicanti voluto dal Marchese Alessandro Dal Borro nel 1682 in un grande edificio di cinque piani lungo Viale Caprera. Tra il 1713 e il 1715 fu costruita la chiesa su progetto di Giovanni del Fantasia: per l’inaugurazione, avvenuta il 4 aprile 1715, fu organizzata una cerimonia solenne alla presenza di Cosimo III de’ Medici, penultimo Granduca di Toscana. Nel 1932, nello stesso periodo in cui le Case Pie furono trasformate in abitazioni, la Chiesa venne sconsacrata e lo rimane tuttora.

I Bottini dell’Olio è stata una delle ultime opere realizzate a Livorno dai Medici. Fu edificato nel 1705 sotto il Granduca Cosimo III e ampliato successivamente dal figlio Gastone nel 1731, su disegno di Giovanni Battista Foggini e sotto la direzione di Giovanni del Fantasia. L’edificio fu costruito per permettere ai commercianti di olio – a quel tempo una delle principali attività mercantili del Granducato – di depositare al suo interno la merce pagando un affitto trimestrale. Inoltre, il canale di fronte all’edificio, oggi interrato, consentiva agli stessi commercianti il carico e scarico dei barili che dai barconi venivano poi trasferiti al porto per l’imbarco verso la destinazione finale e viceversa. I magazzini ospitarono l’olio fino alla seconda metà dell’Ottocento mentre in seguito si trasformarono in deposito di alimenti di vari generi per diventare, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ricovero per gli sfollati.